Chef Rubio dopo l’attentato: “Mia lotta per la Palestina è totalizzante, è un altro modo per amare”
“Rischio assuefazione ad immagini di morte, restiamo umani e agiamo”
CRONACA (Roma). “Dopo l’attentato a cui sono scampato, sto bene. Al momento non sto avendo incubi o altro, quindi anche a livello di subconscio credo stia reagendo. Il capo era sicuramente a volto scoperto e mi ha colpito a mani nude perché era quello che voleva sicuramente fare male. Mi hanno preso ovviamente di sorpresa e mentre mi colpivano dicevano: pezzo di merd… così ti impari, muori. Non ci sono dubbi sul fatto che i mandanti risiedano nella cerchia ristretta della Roma bene degli ebrei sionisti. Mi sono comunque difeso e non sono riusciti nemmeno a sfregiarmi. Cosa rappresenta la Palestina per me? La massima espressione di amore si ritrova nella lotta e di conseguenza se qualcuno lotta per qualcosa sicuramente sta vivendo appieno quello che sta facendo. Da una decina di anni sto incrementando questa lotta, a volte è totalizzante ma non potrei fare altrimenti. E’ la cosa giusta che devo fare, è un altro modo per amare. Il rischio di assuefarsi a quelle immagini disgustose c’è, sta a noi cercare di rimanere umani e di trasformare quelle notizie in una sana rabbia, in un articolo, in un disegno, in una protesta sul lavoro. Dobbiamo evitare di assuefarci, in primis per i palestinesi e poi per noi, altrimenti rischiamo di avvicinarci agli oppressori”. Lo ha dichiarato Gabriele Rubini, in arte chef Rubio, in un’intervista. (Fabrizio Rostelli/alanews)
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