L’anziana ha preferito restare in ospedale
Un’anziana di 80 anni, residente a Torino, ha denunciato i maltrattamenti subiti dal marito, un uomo della stessa età, solo pochi giorni prima della sua morte, avvenuta nel settembre del 2023, secondo quanto riportato da fonti come “La Repubblica” e anche locali come “Il Corriere di Torino”. Ricoverata in ospedale per un tumore al pancreas, ha espresso il desiderio di non tornare a casa, temendo per la sua vita e la sua sicurezza.
Una vita di violenza domestica
L’anziana ha vissuto per circa cinquant’anni in una situazione di violenza domestica, senza mai trovare il coraggio di denunciare il marito, nonostante le ripetute aggressioni. Durante il ricovero in ospedale, ha trovato la forza di confidarsi con i medici, affermando: “Non voglio tornare a casa. Voglio morire in pace, lontano da mio marito che mi picchia da anni”. Questo appello ha sollevato l’attenzione degli operatori sanitari, portando alla registrazione di una denuncia ufficiale.
La scelta di rimanere in ospedale
Poco dopo la diagnosi di un cancro al pancreas in fase terminale, l’anziana ha rifiutato le dimissioni che le sarebbero state offerte per affrontare le cure palliative a casa, preferendo rimanere in ospedale. La sua decisione è stata supportata anche da una volontaria di un centro dedicato alle donne vittime di violenza, che ha assistito l’anziana nel difficile percorso di denuncia.
Un caso che mette in luce una realtà tragica
L’indagine è stata coordinata dalla Procura di Torino, sotto la supervisione del pm Barbara Badellino. Il marito dell’anziana è attualmente sotto processo per maltrattamenti e la sentenza è attesa per il 15 aprile. Durante il processo, i figli della donna hanno confermato la veridicità delle denunce, riferendo di aver assistito a episodi di violenza fino a quando non sono andati a vivere da soli. Questo caso mette in luce la tragica realtà di molte donne che, come l’anziana, vivono in silenzio la violenza domestica, spesso per paura o per mancanza di supporto.
La storia dell’80enne rappresenta un’importante testimonianza della necessità di sensibilizzare l’opinione pubblica sulla violenza di genere e sulla necessità di creare un ambiente sicuro e di supporto per le vittime. Le autorità competenti stanno ora esaminando i dettagli del caso, con l’obiettivo di garantire giustizia e prevenire ulteriori situazioni simili.