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In Italia chiuse 118mila attività: il rischio desertificazione commerciale nei centri storici

Passeggiando per le strade delle nostre città, ci si può accorgere facilmente di una realtà sempre più evidente: le vetrine dei negozi, un tempo luoghi di incontro e scambio, si stanno progressivamente riducendo. Secondo un’analisi condotta da Confcommercio, tra il 2012 e il 2024, in Italia sono stati persi circa 118mila negozi al dettaglio e oltre 23mila attività di commercio ambulante. Questo fenomeno, noto come desertificazione commerciale, colpisce in modo particolare i centri storici, dove il cambiamento è ancora più tangibile rispetto alle periferie sia nel Centro-Nord che nel Mezzogiorno.

Cause della desertificazione commerciale

La desertificazione commerciale non è un fenomeno isolato; è il risultato di molteplici fattori, tra cui:

  1. Evoluzione delle abitudini di consumo
  2. Crisi economica
  3. Pandemia di COVID-19
  4. Aumento dell’e-commerce

In questo contesto, si notano però anche alcune eccezioni. Infatti, mentre molte attività tradizionali chiudono, il settore dell’alloggio e della ristorazione ha registrato un incremento di circa 18.500 unità. Questo contrasto evidenzia come il mercato si stia trasformando, con nuove opportunità che emergono in settori legati principalmente al turismo e ai servizi.

Crescita delle imprese straniere

Un dato significativo è rappresentato dalla crescita di imprese straniere. Nel settore commerciale, alberghiero e della ristorazione, queste sono aumentate del 41,4%, in netto contrasto con il modesto +3,1% delle attività a titolarità italiana. Questo trend suggerisce una maggiore propensione all’imprenditorialità tra gli stranieri, che stanno contribuendo in modo sostanziale all’occupazione nel nostro paese, con un incremento di 397mila occupati negli ultimi dodici anni. Di questi, circa il 39% è concentrato nei settori del commercio, dell’alloggio e della ristorazione, segno che il panorama imprenditoriale sta cambiando.

Settori più colpiti e segnali di ripresa

Analizzando i settori più colpiti dalla chiusura dei negozi, emerge un quadro allarmante. Nei comuni italiani analizzati, si sono registrate perdite consistenti in diverse categorie merceologiche:

  • Carburanti: -42,1%
  • Libri e giocattoli: -36,5%
  • Abbigliamento: -26%
  • Commercio ambulante: -24,6%
  • Settore alimentare: -13,6%

Al contrario, alcuni settori mostrano un segnale di ripresa e crescita. Le attività di alloggio, ad esempio, hanno visto un aumento straordinario del 67,5%, favorito dall’esplosione degli affitti brevi e dalla crescente domanda turistica. Anche le farmacie e i negozi di computer e telefonia hanno registrato incrementi rispettivamente del 12,3% e del 10,5%. Questo cambiamento nelle abitudini di consumo riflette una crescente attenzione verso servizi legati alla salute e alla tecnologia, elementi che stanno ridefinendo l’offerta commerciale nei centri storici.

Disparità territoriale e impatti sociali

Un aspetto importante da considerare è la disparità territoriale nel declino delle attività commerciali. I dati mostrano che il Nord Italia è particolarmente colpito da questa crisi, con città come Ancona, Gorizia e Pesaro che hanno visto perdite di negozi superiori al 30%. Al contrario, il Centro-Sud mostra una maggiore resilienza, con comuni come Crotone e Frascati che hanno mantenuto un numero relativamente stabile di attività commerciali.

Il fenomeno della desertificazione commerciale non è solo un problema economico, ma ha anche ripercussioni sociali e culturali. La chiusura dei negozi tradizionali nei centri storici diminuisce l’attrattività di queste aree, contribuendo a un senso di abbandono e degrado urbano. Paolo Testa, responsabile Urbanistica e Rigenerazione Urbana di Confcommercio, sottolinea come questa situazione possa portare a un vero e proprio declino delle città, rendendo necessario l’avvio di progetti di riqualificazione urbana.

Inoltre, la riduzione del numero di sportelli bancari, che dal 2015 al 2023 è sceso drasticamente da 8.026 a 5.173 (-35,5%), contribuisce a creare un clima di incertezza e difficoltà per le attività commerciali rimaste. Questa situazione evidenzia la necessità di una strategia integrata che affronti le sfide della desertificazione commerciale e promuova la rigenerazione dei centri storici italiani.

Negli ultimi anni, alcuni comuni hanno iniziato a sperimentare nuove forme di commercio e servizi, cercando di attrarre visitatori e residenti attraverso eventi culturali, mercati locali e iniziative di supporto alle piccole imprese. Queste azioni possono contribuire a rivitalizzare le aree urbane e a creare un ambiente economico più dinamico e resiliente.

La riflessione su come affrontare la desertificazione commerciale nei centri storici italiani è urgente e complessa. Le politiche pubbliche dovranno necessariamente tenere conto delle nuove tendenze di consumo e delle esigenze delle comunità locali, promuovendo un approccio che favorisca la diversificazione dell’offerta commerciale e il rilancio delle attività tradizionali. Solo così sarà possibile garantire un futuro sostenibile e attrattivo per le nostre città, preservando il loro patrimonio culturale e sociale.

Redazione

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