In Italia diminuiscono i disoccupati ma aumentano i working poor | Pixabay @Kuzma - alanews
Nel 2024 è sceso il numero di disoccupati, ma sono aumentati i lavoratori poveri: tutti i dati
Il mercato del lavoro italiano si trova attualmente in una fase di contraddizione. Da un lato, i dati sulla disoccupazione mostrano un miglioramento significativo, ma dall’altro emerge un fenomeno preoccupante: l’aumento dei cosiddetti “working poor”. Questi sono lavoratori che, nonostante abbiano un impiego, vivono in condizioni economiche precarie. Secondo il report del Centro Studi di Unimpresa, nel 2024 il numero di disoccupati è sceso a 1 milione e 664mila, con una riduzione di 283mila unità rispetto all’anno precedente. Tuttavia, il numero di lavoratori poveri è salito a 6 milioni e 886mila, un incremento di 285mila unità (+4,1%) rispetto al 2023. Questo dualismo all’interno del mercato del lavoro solleva interrogativi sul reale stato di salute dell’economia italiana e sulla qualità delle occupazioni.
Nonostante il calo della disoccupazione, il disagio sociale in Italia rimane allarmante. Circa 8 milioni e 550mila persone si trovano a rischio povertà, indigenza o esclusione sociale. Questo dato, sebbene di poco superiore rispetto al 2023, evidenzia una stagnazione preoccupante. La riduzione della disoccupazione non ha portato a un miglioramento delle condizioni lavorative per molti italiani. Questo scenario mette in luce la fragilità di un sistema in cui, a fronte di un minor numero di disoccupati, crescono le persone che lottano per arrivare a fine mese nonostante un lavoro.
Analizzando più in dettaglio i dati forniti da Unimpresa, si evidenzia che:
Questo trend positivo potrebbe far pensare a un mercato del lavoro in ripresa. Tuttavia, il calo della disoccupazione non è sufficiente a garantire una vita dignitosa a chi lavora.
Il fenomeno del “lavoro povero” è emblematico di questa situazione: nel 2024, il numero di persone che, pur lavorando, vivono in condizioni di precarietà è aumentato. Unimpresa definisce questo gruppo come “working poor”, indicando quei lavoratori che, nonostante la loro occupazione, non riescono a raggiungere un livello di reddito adeguato. Con 6 milioni e 886mila italiani in questa condizione, si tratta di una realtà che non può essere ignorata.
Le statistiche mostrano una contraddizione: sebbene i lavoratori a termine con orario part-time siano diminuiti da 920mila a 766mila, i contratti a termine a tempo pieno hanno registrato un notevole aumento, passando da 2 milioni e 21mila a 2 milioni e 554mila. Questo cambiamento riflette una crescente precarizzazione del lavoro, dove molte persone si trovano costrette a lavorare senza garanzie e con stipendi insufficienti.
Il rapporto di Unimpresa evidenzia anche un incremento dei lavoratori con contratti a scadenza e una sostanziale stabilità per i lavoratori autonomi part-time. Questo scenario mette in luce come, nonostante la diminuzione della disoccupazione, il mercato del lavoro italiano si stia orientando verso forme sempre più precarie di occupazione. La crescita dei collaboratori, che sono aumentati da 248mila a 278mila, è un altro segnale di un sistema che si basa su forme di lavoro instabili, particolarmente evidente tra le donne.
In conclusione, la sfida per il futuro è duplice: da un lato, continuare a ridurre il tasso di disoccupazione, dall’altro, garantire che i posti di lavoro creati offrano ai lavoratori non solo la possibilità di guadagnarsi da vivere, ma anche una dignità e una sicurezza economica. È fondamentale che le istituzioni affrontino con urgenza la questione dei salari bassi e della precarietà lavorativa, per sviluppare politiche che possano realmente migliorare la vita di milioni di italiani.
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