Un italiano su cinque soffre di un disturbo dell’immagine corporea, un fenomeno allarmante che sta emergendo con preoccupante evidenza nella nostra società. Questo dato, fornito dall’Università di Trento, sottolinea un problema che affligge non solo gli individui, ma anche l’intera comunità, in un contesto dove l’apparenza e l’estetica sono sempre più valorizzate. La crescente pressione sociale, amplificata dai social media e dai modelli di bellezza spesso irraggiungibili, contribuisce a creare un clima di insoddisfazione e di disagio personale.
Campagna di sensibilizzazione
A Rovereto, è stata lanciata una campagna di sensibilizzazione dal nome “Il vero valore del 100%”, promossa dall’Addiction Science Lab dell’Università di Trento. L’iniziativa si compone di cinque video, ciascuno dedicato alla prevenzione dell’uso di sostanze per migliorare le prestazioni sportive e l’immagine fisica. Ornella Corazza, direttrice del laboratorio e coordinatrice del progetto, ha dichiarato: “Ogni settimana emerge una nuova sostanza sul mercato, spesso reperibile online”. La realtà dei mercati illegali è inquietante: si stima che esistano oltre 1.200 composti chimici in circolazione.
Dati allarmanti sui disturbi
L’analisi dei dati rivela che l’Italia presenta i tassi più elevati in Europa per quanto riguarda i disturbi dell’immagine. Tra gli atleti, il 10-15% mostra segni di dipendenza dall’esercizio fisico, con picchi che arrivano fino al 30%. Questa condizione non è limitata al mondo dello sport, ma è un problema diffuso che coinvolge una larga fetta della popolazione. La ricerca ha messo in luce come un quarto degli individui nel mondo presenti problematiche legate all’immagine corporea.
Importanza del dialogo
La campagna, frutto di un anno di collaborazione tra ricerca, sport e arte, non si limita a informare, ma cerca di stimolare un dialogo aperto su un tema delicato e spesso trascurato. I protagonisti dei video sono atleti noti, come Carlo Tacchini, medagliato alle Olimpiadi di Parigi, e giovani come Eleonora Zorzi, che portano la loro testimonianza personale. Zorzi, studentessa di psicologia, ha condiviso la sua esperienza: “A 19 anni, durante il lockdown, ho realizzato quanto fosse diventata insostenibile questa pressione. Ho iniziato a mangiare liberamente e a riflettere su cosa il mio corpo avesse realmente bisogno”.
Il messaggio della campagna è chiaro: non si è soli in questa battaglia. La consapevolezza di non essere l’unico a vivere queste difficoltà può rappresentare un primo passo verso la guarigione. “Aprirsi agli altri, ascoltare coloro che si prendono cura di noi, è fondamentale”, ha aggiunto Zorzi. La campagna non è solo un modo per raccontare storie, ma anche per prevenire comportamenti dannosi, fungendo da guida per coloro che potrebbero trovarsi in situazioni simili.
Approccio multidisciplinare
Un’altra importante voce nella campagna è quella di Thomas Zandonai, curatore scientifico del progetto, che ha sottolineato l’importanza di un approccio multidisciplinare. “Nei prossimi mesi, ci sarà una seconda fase della campagna, in cui ci confronteremo direttamente con studenti e atleti per capire se i messaggi trasmessi sono stati recepiti correttamente”. Questo confronto diretto è essenziale per valutare l’impatto della campagna e per adattare le strategie di comunicazione in base alle esigenze del pubblico.
Il contesto attuale, caratterizzato da una forte influenza dei social media, gioca un ruolo cruciale nel plasmare le percezioni individuali e collettive riguardo al corpo. La continua esposizione a immagini di corpi “perfetti” può portare a un’idealizzazione irrealistica e a un senso di inadeguatezza. Questo fenomeno è amplificato dall’uso di filtri e tecniche di editing che distorcono la realtà, creando un divario sempre più ampio tra aspettative e realtà. La campagna di sensibilizzazione mira a rompere questo ciclo nocivo, proponendo un dialogo sincero e aperto su questi temi.
È fondamentale che la società inizi a riconoscere e affrontare questi disturbi con la serietà che meritano. La salute mentale e il benessere psicologico sono aspetti cruciali che devono essere tutelati, soprattutto tra i giovani, che sono i più vulnerabili a queste pressioni. La campagna dell’Università di Trento rappresenta un passo importante verso la creazione di un ambiente più sano e accogliente, dove ognuno possa sentirsi a proprio agio nel proprio corpo, senza il peso delle aspettative esterne.