Sergio Perez, dopo l’addio alla Red Bull nel 2024, torna a parlare della sua vecchia scuderia e delle difficoltà avute da Lawson
Il mondo della Formula 1 ha già assistito a un cambiamento nella scuderia Red Bull, con Tsunoda che ha preso il posto del giovane Lawson, e le dichiarazioni di Sergio Perez hanno riacceso il dibattito sulla complessità di gestire le monoposto di Milton Keynes. Dopo un 2024 ricco di sfide e difficoltà, Perez ha parlato del suo addio alla scuderia e ha condiviso le sue impressioni, rivelando la verità dietro le quinte di una delle squadre più vincenti degli ultimi anni.
Le difficoltà di guidare la Red Bull
Dopo quattro mesi dalla sua uscita, Perez ha riflettuto su quanto sia stato difficile per lui e per altri piloti, come Alex Albon e Pierre Gasly, affrontare la guida della RB20. Non si è limitato a lamentarsi delle sue difficoltà, ma ha messo in evidenza come la bocciatura di Liam Lawson, giovane talento neozelandese, abbia dimostrato ulteriormente quanto sia difficile adattarsi alla Red Bull. La RB20, così come la sua evoluzione, la RB21, presenta caratteristiche di guida che, secondo il pilota messicano, possono risultare particolarmente sbilanciate e impegnative, rendendo complicato trovare il giusto bilanciamento durante le varie curve.
La finestra operativa della RB21
Sia Verstappen che Lawson hanno recentemente sottolineato la “finestra operativa” ristretta della RB21, un concetto che Perez ha già denunciato l’anno scorso. Per un pilota, riuscire a sfruttare al massimo le potenzialità di una monoposto così esigente richiede non solo abilità tecniche, ma anche una fiducia che può essere difficile da raggiungere, specialmente quando si confrontano le prestazioni di Verstappen con quelle di un pilota in fase di adattamento come Lawson.
“Non ho avuto modo di mostrare ciò che sono in grado di fare come pilota. Ora, all’improvviso, la gente si rende conto di quanto sia difficile guidare la macchina“, ha dichiarato Perez, evidenziando come la sua esperienza in Red Bull sia stata molto più complessa di quanto molti potessero immaginare. La sua testimonianza offre uno sguardo prezioso sugli alti e bassi di una carriera in un top team, dove anche i migliori talenti possono trovarsi in difficoltà.
Impegno e futuro in Formula 1
Oltre alle sue difficoltà personali, Perez ha anche voluto sottolineare il suo impegno nel team. Nonostante le sfide, ha sempre cercato di contribuire attivamente alla ricerca del setup ideale, affrontando il compito di sperimentare assetti che spesso risultavano lontani dall’ideale. La Red Bull, infatti, ha affrontato diverse problematiche nel bilanciamento tra galleria del vento, simulatore e pista, rendendo le prime sessioni di libere cruciali per l’ottimizzazione della monoposto.
In un’ottica di futuro, Perez ha espresso la sua speranza di tornare in Formula 1 nel 2026. La sua volontà di proseguire la carriera è chiara, e il suo desiderio di trovare un progetto che lo motivi a tornare è forte. Con l’arrivo di nuovi team come Cadillac, il messicano vede possibilità interessanti. “Se trovassi un progetto che mi motiva, dove la squadra crede in me e apprezza la mia esperienza, sarebbe molto interessante“, ha dichiarato.
La sua carriera in F1 è stata ricca di esperienze e successi, ma ora, con una maggiore consapevolezza delle sfide che comporta, Perez è pronto a valutare attentamente le opportunità future. “Ho già trascorso molto tempo in F1, ho fatto quasi tutto. Per impegnarmi a fondo, ho bisogno di motivazione“, ha concluso.
In questo momento, la Formula 1 è un palcoscenico in continua evoluzione, e le parole di Perez aggiungono un ulteriore livello di complessità alla narrazione. La sfida di guidare una Red Bull è un tema che non smetterà di suscitare dibattiti, e la testimonianza del messicano offre un’importante prospettiva su ciò che significa realmente competere ai massimi livelli.