Nuovi problemi sul progetto del nuovo stadio di Inter e Milan a San Siro: la Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo sulla vendita di San Siro
Non si arresta il dibattito sul futuro dello stadio di San Siro, un tema che continua a suscitare accesi confronti tra istituzioni, tifosi e cittadini. Dalla prima proposta di un nuovo stadio da parte di Inter e Milan, presentata nel 2019, la vicenda ha assunto contorni sempre più complessi e controversi. L’11 marzo 2025, dopo che i due club hanno presentato un dossier di circa 300 pagine contenente l’offerta di acquisto, la Procura di Milano ha aperto un fascicolo conoscitivo. Questo provvedimento non implica ancora indagini formali o accuse specifiche, ma mira a valutare eventuali danni per le finanze pubbliche e a monitorare il futuro bando di vendita.
La valutazione dello stadio
La questione si complica ulteriormente se si considera che l’Agenzia delle Entrate ha fissato il valore dello stadio Meazza e delle aree circostanti in 197 milioni di euro, con un valore specifico per lo stadio di 72,98 milioni. Questa valutazione è ora al centro dell’attenzione della Procura, che dovrà accertare la correttezza della cifra in relazione alle reali condizioni del mercato immobiliare e alle esigenze della città. Non è da escludere che, in un secondo momento, la Corte dei Conti possa intervenire, soprattutto dopo le denunce presentate da Luigi Corbani, ex vicesindaco di Milano e attuale promotore del Comitato Sì Meazza, che ha già fatto sapere di voler presentare un ulteriore esposto.
Il processo di vendita
Il Comune di Milano, intanto, non sembra voler frenare il processo di vendita. Nella giunta della scorsa settimana è stata approvata una delibera che avvia formalmente il percorso di cessione dei beni a Inter e Milan. Si prevede a breve la pubblicazione di un bando, che avrà una durata minima di 30 giorni, durante il quale si inviteranno eventuali manifestazioni di interesse riguardanti l’area e lo stadio. L’obiettivo del sindaco Giuseppe Sala è di chiudere l’operazione di vendita entro l’estate, soprattutto in virtù del vincolo che scatterebbe a novembre sul secondo anello di San Siro. I club, infatti, intendono costruire un nuovo stadio accanto a quello attuale, mentre il vecchio impianto verrebbe parzialmente demolito e riutilizzato per altre attività.
Le polemiche politiche
Questa nuova indagine non arriva in un momento facile per l’amministrazione comunale, già alle prese con inchieste sull’urbanistica che hanno portato all’arresto di un ex funzionario di Palazzo Marino e all’indagine di una ventina di dirigenti. Le polemiche politiche si sono intensificate, con Fratelli d’Italia e Forza Italia che hanno chiesto le dimissioni di Sala, accusandolo di mancanza di trasparenza. Anche la Lega ha chiesto “trasparenza e competenza” nella gestione dei beni pubblici, mentre una parte del centrosinistra ha colto l’occasione per attaccare la giunta, sostenendo che il prezzo di vendita dello stadio sia inadeguato e sollecitando consultazioni con esperti del settore.
I consiglieri dei Verdi e del Gruppo misto hanno espressamente criticato la decisione, affermando che il prezzo fissato per lo stadio non rispecchia il suo reale valore storico e culturale. Le loro affermazioni evidenziano un conflitto tra la necessità di modernizzare le infrastrutture sportive e il rispetto per un patrimonio che rappresenta una parte importante dell’identità milanese. Il dibattito su San Siro, dunque, non è solo una questione economica, ma coinvolge anche aspetti sociali e culturali, rendendo la situazione ancora più intricata e delicata.
In questo contesto, il futuro di San Siro rimane incerto, con la città che si interroga su quale sarà la soluzione migliore per coniugare il progresso e la tradizione, e se le scelte fatte oggi saranno in grado di soddisfare le esigenze della comunità nel lungo termine.