La recente inchiesta della Procura di Milano su un drone di sospetta origine russa ha sollevato un forte allarme nel panorama della sicurezza nazionale italiana. Questo drone ha sorvolato per cinque volte il centro di ricerca della Commissione Europea ad Ispra, sul Lago Maggiore, e gli inquirenti ipotizzano reati di spionaggio politico e militare, con possibili aggravanti legate al terrorismo, che possono comportare pene severe, fino all’ergastolo.
Dettagli dell’inchiesta
Il fascicolo è stato aperto dal pubblico ministero Alessandro Gobbis, con il supporto dell’aggiunto Eugenio Fusco, entrambi esperti in antiterrorismo. Le indagini sono state avviate a carico di ignoti, in seguito a segnalazioni provenienti dal Joint Research Centre dell’Unione Europea, che hanno messo in luce la presenza di un drone non identificato, presumibilmente di origine russa, nel cielo sopra Ispra.
- Il drone ha effettuato cinque sorvoli in un mese.
- Il centro di ricerca è strategico per la cooperazione scientifica tra gli Stati membri dell’Unione Europea.
- La presenza di un veicolo aereo non identificato potrebbe compromettere la sicurezza delle operazioni e la riservatezza delle informazioni.
Rischi e conseguenze
Le ipotesi di reato formulate dalla Procura riguardano lo spionaggio politico e militare, che sono severamente puniti dal codice penale italiano. L’articolo 256 bis prevede pene da 15 anni di reclusione fino all’ergastolo, soprattutto se il reato è commesso nell’interesse di uno Stato in guerra con l’Italia o se compromette operazioni militari. L’aggravante della finalità di terrorismo si basa sulla possibilità che tali condotte possano arrecare grave danno a un Paese o a un’organizzazione internazionale.
Durante le prime indagini, è emerso che i sorvoli del drone sarebbero stati telecomandati da una distanza non eccessiva dal centro di ricerca, suggerendo una pianificazione accurata. Le autorità stanno raccogliendo ulteriori prove per chiarire la natura delle operazioni effettuate dal drone e l’identità dei responsabili. Gli investigatori del ROS (Raggruppamento Operativo Speciale) dei Carabinieri sono già attivi nella ricostruzione di questi eventi sospetti.
Un contesto più ampio
L’Italia ha già affrontato situazioni di spionaggio internazionale negli ultimi anni, con tentativi di infiltrazione da parte di agenti russi in vari ambiti, dalla politica all’economia. Il caso di Ispra si inserisce in un contesto di tensioni geopolitiche, caratterizzato da un aumento delle attività di spionaggio e cyber attacchi, che hanno allertato le autorità di sicurezza di molti Paesi occidentali.
In un’altra inchiesta, il PM Gobbis sta seguendo un fascicolo che coinvolge due imprenditori di una società immobiliare in Brianza, accusati di aver offerto servizi di spionaggio a favore dell’intelligence russa in cambio di criptovalute. Sebbene questo collegamento non sia al momento confermato, potrebbe evidenziare un quadro più ampio di operazioni di spionaggio in corso sul territorio nazionale.
Attualmente, le autorità italiane non hanno rilasciato dichiarazioni ufficiali riguardo a eventuali collegamenti tra il drone e le attività di spionaggio già note. Tuttavia, la preoccupazione per la sicurezza nazionale è palpabile e i servizi di sicurezza stanno intensificando la loro vigilanza su possibili minacce.
Le indagini sono ancora nelle fasi iniziali e potrebbero richiedere tempo per raccogliere tutte le informazioni necessarie. Una riunione operativa tra forze dell’ordine e magistrati è prevista per valutare i prossimi passi da intraprendere, con la collaborazione tra diverse agenzie di sicurezza che sarà fondamentale per fare chiarezza su questa vicenda.
La situazione è delicata e potrebbe avere ripercussioni non solo sul piano nazionale, ma anche sul fronte internazionale, considerando le già tese relazioni tra l’Occidente e la Russia. Le autorità italiane seguono con attenzione gli sviluppi, consapevoli che ogni mossa deve essere ponderata per garantire la sicurezza del Paese e dei suoi cittadini.
Confermata la provenienza del drone
I captatori del Joint research centre di Ispra (Varese) hanno registrato delle frequenze associabili come fonte ad un dispositivo di fabbricazione russa. Ciò ha aiutato gli investigatori a comprendere l’effettiva provenienza del drone. Da quanto si è saputo in relazione alle indagini condotte dal Ros dei carabinieri, sono stati registrati cinque sorvoli recenti di quel drone nell’arco di un totale di cinque/sei giorni.