TORINO – Il pubblico ministero ha chiesto 14 anni di condanna per Pietro Costanzia, 25 anni, accusato di tentato omicidio con un machete. Per il fratello Rocco si richiedono 9 anni, mentre per l’amica Zahara Bao Rider un anno e otto mesi. La prossima udienza è il 8 maggio.
La recente richiesta di condanne da parte della Procura di Torino ha riacceso l’attenzione su un grave episodio di violenza giovanile avvenuto nel 2023. Un giovane, infatti, è stato ferito con un machete, un evento che ha suscitato indignazione e preoccupazione nella comunità. I pubblici ministeri, Davide Pretti e Mario Bendoni, hanno chiesto pene severe per i protagonisti di questa tragica vicenda, evidenziando la necessità di affrontare il crescente problema della violenza tra i giovani nelle città italiane.
L’aggressione e le sue conseguenze
L’aggressione si è verificata in un pomeriggio di fine estate, quando Pietro Costanzia di Costiglione, 25 anni, ha colpito un coetaneo, infliggendogli ferite così gravi da rendere necessaria l’amputazione di una gamba. Le circostanze dell’evento rimangono in parte oscure, ma si ipotizza che il conflitto sia nato da un litigio tra i due giovani. Questo episodio ha messo in luce non solo la drammaticità della violenza, ma anche le dinamiche sociali che possono portare a tali atti.
I ruoli dei familiari
Il fratello di Pietro, Rocco Costanzia di Costiglione, è accusato di complicità nell’aggressione, con una richiesta di condanna a nove anni. La sua posizione è considerata attiva, sollevando interrogativi sulla responsabilità condivisa e sul ruolo delle dinamiche familiari nel comportamento dei giovani. Inoltre, un altro sviluppo significativo riguarda Zahara Bao Rider, una modella spagnola e amica di Pietro, per la quale è stata richiesta una condanna di un anno e otto mesi. Zahara è accusata di aver tentato di inviare un telefono cellulare ai due fratelli mentre si trovavano in carcere, un atto che ha suscitato preoccupazioni sulle connessioni tra il mondo esterno e i detenuti.
Le implicazioni legali e sociali
La situazione si complica ulteriormente con l’accusa rivolta a Carlo Costanzia di Costigliole, padre di Pietro e Rocco, per il quale sono stati richiesti sei mesi di pena. Carlo avrebbe creato un falso contratto d’affitto per un appartamento a Madrid, cercando di far risultare Zahara come convivente di Pietro per consentirle di visitarlo in prigione. Questo comportamento non solo mette in evidenza un tentativo di aggirare le regole carcerarie, ma solleva anche interrogativi sulla responsabilità genitoriale e sull’influenza che le figure familiari possono esercitare sui giovani.
La prossima udienza del processo è fissata per l’8 maggio, momento in cui gli avvocati difensori presenteranno le proprie argomentazioni. La tensione attorno a questo caso rimane alta, e gli sviluppi futuri potrebbero rivelare ulteriori dettagli sulla complessità delle relazioni giovanili e sull’impatto della violenza nella comunità di Torino.